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“O Roma, piango su di te come su Gerusalemme…”

«”Guarda le anime, guarda l’Italia e i mali di tanti altri regni, guarda che non si corre ai ripari, la fede finisce, guarda lo stesso clero e i religiosi che più degli altri attirano il castigo sopra la terra, guarda come sono iniqui e mi trattano peggio delle più vili cose della terra, ma impareranno dai castighi perché la mia mano li castigherà“. Allora vidi non so quante religioni distrutte. (..) Non vidi niente di consolante. Quando e come ciò avverrà non Io so. Io risposi al Signore:

“Che volete che si faccia?”.

O Roma, piango su di te come su Gerusalemme. Figlia e sposa mia, benché ingrata, tu amami. Dovunque sono perseguitato. Se fossi amato in parte mi placherei. I vescovi, amando la loro pace sono l’impedimento nascosto; io non sono in pace con essi“».

  • Vedo il Signore mentre flagella il mondo e lo castiga in una maniera orribile tanto che pochi uomini e donne resteranno.
  • I monaci dovranno lasciare i loro monasteri e le suore saranno cacciate dai loro conventi, specialmente in Italia… La Santa Chiesa sarà perseguitata… A meno che le persone con le loro preghiere non ottengano il perdono, verrà il tempo che vedranno la spada e la morte, e Roma sarà senza un pastore”.

 (Ven. Madre Agnese Steiner)

Teresa Steiner nacque il 29 agosto 1813 a Tesido, a nord di Monguelfo nell’alta Pusteria, a quel tempo sotto la dominazione bavarese. Era la secondogenita di un matrimonio tra un vedovo di 69 anni, Simone Steiner, e una giovane di 25, Maria Sinner. Dai coniugi Steiner nacquero quattro figli: Maria, Anna (morta a sette anni), Giacomo e Teresa. Le fonti storiche li dicono contadini possidenti: una qualifica sociale che ai nostri giorni è paragonabile a quella di coltivatori diretti.

I primi anni della piccola Teresa non furono diversi da quelli delle bambine della sua età e della sua terra. Era particolarmente affezionata al padre Simone, uomo di salda pietà, aperto al buon umore. Simone Steiner morì quando Teresina non aveva ancora quattro anni, era il 23 marzo 1817.

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La Madonna fu generosa di grazie verso Teresa che si rivolgeva a Lei con la fiducia di una figlia affettuosissima. La risposta di Maria SS. non tardò a schiarire la densa foschia nell’anima di Teresa. Ad un periodo di indicibili pene interiori – oscurità, aridità, tentazioni di ogni genere – verso i diciotto anni seguì un breve periodo di comunicazioni e altri conforti celesti molto superiori a tutti gli altri provati prima.

E che queste luci e gioie venissero da Dio lo conferma il fatto che esse acuirono in Teresa la volontà di soffrire. Scriveva la Venerabile: «Mi pare d’essere stata morta a tutte le cose della terra; in questo tempo pregavo sempre il Signore che mi desse più croci».

Le fonti storiche sulla vita della giovane Teresa sono unanimi nel ricordare la sua premura per i poveri, i malati e moribondi.

La compassione verso i poveri era concreta. Per loro si privava volentieri di qualcosa del suo pranzo; e i pochi spiccioli di denaro che talvolta riceveva per sé passavano facilmente nelle tasche di qualche mendicante di passaggio.

Teresa assisteva giorno e notte gli infermi e i moribondi. Era chiamata ovunque, e i sacerdoti stessi quando sapevano che c’era lei ad assistere i moribondi, dati loro gli ultimi sacramenti, sapevano di poter stare tranquilli. Dicevano: «C’è Teresa? Allora stanno in buone mani».

Prestava ai malati i servizi più gravosi e più ripugnanti, con tanta amabile e generosa dedizione che, secondo un teste del processo, «gli infermi la riguardavano come un angelo consolatore».

Tutti i testimoni di questo ardore di carità di Teresa sono concordi nel ricordare che attraverso le cure affettuose del corpo malato essa cercava di arrivare alla loro anima. E ciò specialmente quando erano moribondi. Dopo la morte, poi, faceva speciali preghiere di suffragio perché fossero liberati dal purgatorio.

Habtmann consigliò alla giovane di entrare nel monastero delle Benedettine di Sabiona, distante pochi chilometri da Bressanone. Non era l’ideale per Teresa, ma seguì obbediente il consiglio del confessore. Era l’autunno del 1835.

Le monache rimasero ammirate per le virtù della nuova postulante e nutrivano rosee speranze nel suo avvenire. Ma altro era il piano di Dio.

Racconta negli Appunti Autobiografici: «Dopo la Santa Comunione mi disse il Signore: “Ora è volontà mia che ti alzi e ti faccia monaca in Assisi. Lo voglio e tu non puoi, ma io farò tutto: farò per te anche miracoli”». I miracoli vennero davvero.

In questo fuoco d’amore divorante si delinea chiaramente una componente caratteristica della vita spirituale della Madre Steiner: la riparazione.

Madre Agnese portava tonache molto rappezzate e le erano molto care per l’amore che portava alla santa povertà. Aveva una pietà particolare per le anime del Purgatorio, con le quali fu più volte in misteriosa comunicazione.

In un brano dei suoi Appunti, scritto sicuramente in questi anni, Suor Agnese annota: «Ora spesso mi si presentano le anime di quei parenti che passano all’altra vita. Tre volte è venuta da me un’anima che soffre molto, come anche un’abbadessa delle Clarisse di Germania che io conoscevo bene. La vidi tutta nera e aveva soltanto un po’ di bianco sullo scapolare: piangeva terribilmente ed ho saputo che soffriva tanto per i troppi riguardi e per le condiscendenze verso le monache, ma era salva».

Gesù una notte le disse: «Ti condurrò a vedere il Purgatorio e come penano in esso le anime dei trapassati. Tu poi prenderai cinque di quelle anime e saranno quelle che piacciono a Maria, mia e tua madre, di liberare, e ciò conoscerai con chiarezza: – parlane, però, al confessore e riportane il consenso col merito della santa ubbidienza».

Secondo la testimonianza di P. Norberto, questa liberazione di anime dal Purgatorio avvenne più volte. Le fonti storiche riferiscono anche dell’apparizione a Suor Agnese dell’anima della sua madre defunta. Maria Sinner era morta il 6 gennaio 1841, improvvisamente, ma dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti. Quel giorno stesso apparve alla figlia Suor Agnese in tempo di ritiro.

«Io la vidi morta – racconta negli Appunti – senza sapere che era morta… Oh che pianto! Oh quanto pregai per essa! La vidi che pativa anche per me e spesso veniva a visitarmi. Dopo tre mesi ebbi notizia della sua morte. Spesso nelle feste della Madonna mi si faceva vedere afflitta e in pene».

Tra le altre colpe, Maria Sinner doveva espiare in Purgatorio anche quella di essersi opposta alla vocazione della figlia. Ed ora proprio alla figlia monaca chiedeva il suffragio di essere liberata dal Purgatorio.

Un giorno, benché gravemente malata, Suor Agnese si recò di notte in chiesa per lucrare l’indulgenza del Perdono d’Assisi per l’anima di sua madre. «Ivi seguitando nell’orazione – racconta P. Francesco – le comparve di nuovo l’anima di sua madre e le disse: “Figlia mia, ti ringrazio, vado ora in Paradiso a preparare il posto anche per te”».

Tutte le monache – anche quelle che per anni avevano dubitato di lei – alla fine si piegarono all’evidenza di ogni giorno: la profondità della vita religiosa di Suor Agnese, che irradiava ovunque un irresistibile fascino soprannaturale.

Dio scelse Suor Agnese per una importante Riforma delle anime religiose francescane. Fortificata, dalla certezza della volontà divina, scrisse le Costituzioni. Racconta essa stessa nella memoria inviata alla S. Congregazione dei Vescovi e Regolari nel 1847: «In pochi giorni e notti potei scrivere i dodici capitoli della prima regola di S. Chiara, perché molti furono i lumi chiarissimi ch’ebbi e molte e chiare le locuzioni interne che ricevei su tale rapporto».

Le Costituzioni scritte da Suor Agnese mitigavano alcune austerità esterne della Regola di S. Chiara che venivano, però, sostituite «con altrettanto impegno per le virtù interne», specialmente, con il rinnegamento della propria volontà.

  • La Madre Steiner era tenuta in grande stima anche da Papa Leone XIII: pare che Leone XIII paragonasse la suora tirolese a Santa Caterina da Siena.

L’8 dicembre 1854, Pio IX definì solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione della Madonna. Al processo canonico P. Francesco disse che su questo dogma la Madre Steiner «fu consultata in nome del Santo Padre dal defunto Priore Amoni».

MADRE AGNESE VITTIMA PER I PECCATORI. UNO STRAORDINARIO AMORE PER LA CROCE

Nella vita della Steiner spicca l’amore per la croce. «Per amore di Dio – scriveva alle sue figlie da Perugia il 15 gennaio 1850 – amore alla croce che tutti vogliono buttar via, anzi vorrebbero seppellire sotto terra per non vederla più. Prendete la croce tenetela a conto: è il tesoro più grande del mondo».

Da autentica contemplativa la Steiner si sentiva in vincolo di solidarietà con il mondo del peccato, che ha bisogno di essere redento dalla misericordia divina. Madre Steiner implorava il Signore dicendo: «”Gesù e mio Dio, abbiate misericordia di me e del mondo”. Proruppi in dirottissimi pianti con la faccia per terra dicendo: “Placatevi sopra me”. Pregavo per tutti in particolare, e spesso sentii dirmi: “Placami tu”». Ebbe la conferma che a lei era assegnata una missione molto chiara e precisa: la riparazione per le anime. Inoltre Madre Steiner doveva soffrire e lavorare specialmente per la Riforma dei monasteri.

Gesù si lamentava spesso con Suor Agnese della freddezza e della mediocrità delle anime consacrate, specialmente quelle dei religiosi e delle religiose. Così, ebbe dal Signore la missione specifica di riparare soprattutto a favore di quelle anime consacrate che non Gli sono fedeli. Emise anche il voto di vittima per i peccatori, annotando che glielo «aveva insegnato la Madonna».

Questo voto impegnava Suor Agnese, come afferma essa stessa, «ad accettare tutto ciò che al Signore piacerà mandarmi per i peccatori e per il mondo tutto».

Fu tormentata per tutta la vita da indicibili sofferenze e da stranissime malattie la cui origine era sconosciuta e che spesso resistevano ad ogni terapia.

La Madre Agnese continuava nella sua carne le sofferenze di Cristo per l’edificazione della Chiesa. Lei stessa fu pienamente cosciente di questo significato della sua croce fisica in aggiunta a quella morale. «Si vide sempre rassegnatissima – ricorda Suor Teresa Spellucci – né gli usci mai dalla bocca un lamento né si notò mai un atto d’impazienza». E parlando del lancinante dolore di denti che per tutta la vita la tormentò, la Spellucci scrive: «L’ho veduta poi quasi sempre spasimare per molti giorni e notti intere di modo che si udiva muggire da far compassione alle stesse pietre senza poter prendere cibo alcuno né trovare un istante di riposo».

Suor Veronica Crolli attestò che non udì mai dalla sua bocca una parola di lamento, benché soffrisse da torcersi «come un serpe». Questo slancio di offerta per le anime la sostenne tutta la vita che fu un continuo martirio.

Dando una valutazione sintetica ed incisiva delle sofferenze della Steiner, il suo biografo scrive: «Riconoscendosi Sposa di Gesù Crocifisso, non sapeva né poteva vivere senza essere con Lui crocifissa. Tanto che da parte mia debbo attestare costantemente riconosciuto che l’amore alla croce era come l’anima della Madre Agnese, e che formò il carattere distintivo del suo spirito con una grazia particolarissima di farne in qualche modo partecipi quanti con sincerità di cuore la favorivano. Era questo suo vivo desiderio di patire con Gesù e per Gesù placido, sereno, amoroso, come fermo costante e risoluto ad abbracciare senza eccezione qualunque travaglio, tribolazione e croce per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime».


ALCUNE RIVELAZIONI

Il 20 agosto 1842 Suor Agnese ebbe una illuminazione che con violenta chiarezza le fece comprendere i gravissimi problemi della Chiesa e del mondo cristiano. Scrive Suor Agnese: «Mi ha detto la Madonna: “Mio Figlio deve castigare il mondo per la grande ingratitudine per i peccati e per la poca fede che hanno i fedeli della Chiesa, i quali devono essere veri figli della santa Chiesa”. Io pregavo, piangevo e scongiuravo il Padre celeste affinché si placasse per il sangue di Gesù, e ritirasse i flagelli minacciati sopra di noi. Erano ore che pregavo – do soltanto un cenno di ciò – quando vidi Maria Santissima levarsi e andare ai piedi di Gesù e invocare misericordia, presentargli i suoi dolori. Allora vidi placarsi l’Onnipotente, ma non so per quanto tempo».

In un appunto dello stesso mese di agosto Suor Agnese lasciò scritto: «Le preghiere di molti cristiani non arrivano al trono dell’Altissimo per la poca fede e per la loro freddezza: non riflettono a ciò che dicono. Vidi il Signore tanto disgustato di questi cristiani e ministri, dei santi sacramenti ricevuti male che mi spaventai. Oh Dio misericordia! Anche io ebbi grandi rimproveri dal Signore: il mio cuore non gli è accetto perché non glielo ho dato interamente. Per amor suo io volevo privarmi di ogni consolazione e volevo rinunciare a tutto affinché accettasse il mio cuore, ma sentii dirmi: “Purificalo meglio prima”».

Gesù disse a Suor Agnese: «L’ingratitudine dei cristiani grida a me. Non mi riconoscono per loro creatore e, venendo nella mia casa, invece di adorarmi mi offendono. Tanti sono induriti nei loro cuori che non giovano loro né castighi né grazie, e solo mi riconosceranno quando verrò a giudicare il popolo prediletto; i sacerdoti, i religiosi mi servono soltanto in apparenza. Dove sta la loro perfezione?».

E ricorda Suor Agnese lo strazio di quella visione: «Ho visto i loro cuori: quanti inganni di sé medesimi e come sono in pericolo di salvarsi. Ho visto le serve del Signore in poco numero. Le loro orazioni per tutto il mondo non arrivano alla divina presenza: sono anime in grazia, hanno anche buona volontà ma non mettono tutte le loro forze; e manca loro la guida.

Ho visto i buoni che non hanno grandi peccati, ma il loro cuore è diviso in due o più parti. Dissi: “Signore, per le vostre spose e per i vostri religiosi pietà per tutto il mondo e per la Santa Chiesa!”

– “Essi hanno grandi grazie e grandi luci, ma sono attaccati a sé stessi; e per questo il mondo è così cattivo. E come mi amano? Non fanno bene neppure essi stessi.”

– “Signore! I pastori vi saranno fedeli?”

  • – “Tanti, sì, fanno quello che devono fare ed hanno buona volontà; ma il loro fine non è retto; ed hanno idoli secreti, cioè agiscono per fini umani, e si curano poco delle anime loro affidate. Pensano soltanto a se stessi. Ci sono tra costoro anche dei Cardinali. E tanti e tanti vanno in rovina. I confessori non attendono al loro dovere di guidare le anime alla perfezione. Io voglio la penitenza e non tante comodità. Invece ad essi tutto sembra troppo“».

Racconta Suor Agnese: «Una notte in coro, dopo molte ore passate in preghiera dinanzi alla Madonna invocando pietà per il mondo, perdetti al solito i sensi e sentii dirmi: “Voglio che tu dica queste cose alla Santa Sede. Voglio, cioè, che parli della Riforma e dei castighi che verranno se non si rimedia presto. A te poi domanderò conto se non manifesti queste cose che già da tanto tempo ti sono state dette“.

Allora dinanzi alla Madonna si presentò povero e macilento S. Francesco con le mani e piedi pieni di luce, e invocò pietà per il mondo. Poi rivolto a me disse: “Voglio vedere se i religiosi sono o no miei figli. Dov’è il loro spirito interiore? Dove sono la povertà, l’umiltà, l’incenso della preghiera? Si riformino”».

  • Inoltre scrive: «Io mi trovai allora nello stesso tempo afflitta e contenta; poi provai le amarezze più grandi. Ebbi allora una vivissima cognizione di quante anime stavano nel mondo in disgrazia di Dio e conobbi le tante grazie che continuamente disprezzavano e il numero quasi infinito che, a dispetto di Dio e a dispetto dei suoi benefici, andavano miseramente all’inferno. Vidi poi per mia pena maggiore il ceto tutto degli ecclesiastici, prelati, preti, religiosi e monache, che quasi tutti badavano alla vita presente, e nulla curavano la futura».

In una lettera del 24 ottobre 1852 a Mons. Stella la Madre Steiner aveva scritto il seguente messaggio di Gesù:

  • «”Guarda le anime, guarda l’Italia e i mali di tanti altri regni, guarda che non si corre ai ripari, la fede finisce, guarda lo stesso clero e i religiosi che più degli altri attirano il castigo sopra la terra, guarda come sono iniqui e mi trattano peggio delle più vili cose della terra, ma impareranno dai castighi perché la mia mano li castigherà“.
  • Allora vidi non so quante religioni distrutte. Una volta dopo la S. Comunione vidi il mondo così mal ridotto che non so come non sono morta: non ho lingua per dirlo né mente per pensarlo per l’orrore. Non vidi niente di consolante. Quando e come ciò avverrà non Io so. Io risposi al Signore: “Che volete che si faccia?”.
  • – “Io ho molti profeti, ma assai falsi e, perciò, le mie cose non sono credute. Io non mi trovo tra gli onori e gli applausi: le mie cose sono accompagnate dalla croce e dalle persecuzioni. Mi hanno messo da parte uomini dai quali io vorrei zelo per il mio onore e per la salvezza delle anime. Dai pastori io voglio anime.
  • Guarda, invece, che specie di amici fedeli ha il capo della Chiesa anche intorno a sé. Quanto mi perseguitano quelli che dovrebbero essere i candelabri! O Roma, piango su di te come su Gerusalemme. Figlia e sposa mia, benché ingrata, tu amami. Dovunque sono perseguitato. Se fossi amato in parte mi placherei. I vescovi, amando la loro pace sono l’impedimento nascosto; io non sono in pace con essi“».

La Madre Agnese nei suoi Appunti fa cenno ad una visione, senza specificare quando avvenne: «La notte io avevo una visione: vidi il Giudice severo che giudicava due sacerdoti in un maestoso trono: mi parve che andassero dannati, mentre con un cenno li allontanò. Ebbi tanto timore che venisse a me: io piangevo e tremavo: vidi due altri sacerdoti, cui accadde la medesima cosa; vidi due altri sacerdoti … Il Giudice si alzò dal trono e si portò in un luogo dove stavano assai altri, passò accanto a me, mi vidi morire mentre mi dava una severa occhiata; ma passò, mi parve, nel Purgatorio, e poi andai avanti a vedere atroci pene delle anime in un altro luogo e poi fui portata in un punto dello stesso inferno. Oh Dio! mai mi si va via dalla mente. Poi trovai tutto il letto bagnato di lacrime ed io agonizzavo per i dolori e il timore che avevo».

  • Vedo il Signore mentre flagella il mondo e lo castiga in una maniera orribile tanto che pochi uomini e donne resteranno.
  • I monaci dovranno lasciare i loro monasteri e le suore saranno cacciate dai loro conventi, specialmente in Italia… La Santa Chiesa sarà perseguitata… A meno che le persone con le loro preghiere non ottengano il perdono, verrà il tempo che vedranno la spada e la morte, e Roma sarà senza un pastore”.

Il Signore mi ha mostrato quanto sarà bello il mondo dopo questo terribile castigo. Le persone saranno come i cristiani della Chiesa primitiva“.


 

hqdefaultDiscorso radiofonico pronunciato nel lontano 1969 dal futuro Papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger:

Una Chiesa ridimensionata, con molti meno seguaci, costretta ad abbandonare anche buona parte dei luoghi di culto costruiti nei secoli. Una Chiesa cattolica di minoranza, poco influente nella scelte politiche, socialmente irrilevante, umiliata e costretta a “ripartire dalle origini”.

Ma anche una Chiesa che, attraverso questo “enorme sconvolgimento”, ritroverà se stessa e rinascerà “semplificata e più spirituale”. E’ la profezia sul futuro del cristianesimo pronunciata oltre 40 anni fa da un giovane teologo bavarese, Joseph Ratzinger. Riscoprirla oggi aiuta forse a offrire un’ulteriore chiave di lettura per decifrare la rinuncia di Benedetto XVI, perché riconduce il gesto sorprendente di Ratzinger nell’alveo della sua lettura della storia.

La profezia concluse un ciclo di lezioni radiofoniche che l’allora professore di teologia svolse nel 1969, in un momento decisivo della sua vita e della vita della Chiesa. Sono gli anni turbolenti della contestazione studentesca, dello sbarco sulla Luna, ma anche delle dispute sul Concilio Vaticano II da poco concluso. Ratzinger, uno dei protagonisti del Concilio, aveva lasciato la turbolenta università di Tubinga e si era rifugiato nella più serena Ratisbona.

Come teologo si era trovato isolato, dopo aver rotto con gli amici “progressisti” Küng, Schillebeeckx e Rahner sull’interpretazione del Concilio. E’ in quel periodo che si consolidano per lui nuove amicizie con i teologi Hans Urs von Balthasar e Henri de Lubac, con i quali darà vita a una rivista, “Communio”, che diventa presto la palestra per alcuni giovani sacerdoti “ratzingeriani” oggi cardinali, tutti indicati come possibili successori di Benedetto XVI: Angelo Scola, Christoph Schönborn e Marc Ouellet.

In cinque discorsi radiofonici poco conosciuti – ripubblicati tempo fa dalla Ignatius Press nel volume “Faith and the Future” – il futuro Papa in quel complesso 1969 tracciava la propria visione sul futuro dell’uomo e della Chiesa. E’ soprattutto l’ultima lezione, letta il giorno di Natale ai microfoni della “Hessian Rundfunk”, ad assumere i toni della profezia.

Ratzinger si diceva convinto che la Chiesa stesse vivendo un’epoca analoga a quella successiva all’Illuminismo e alla Rivoluzione francese. “Siamo a un enorme punto di svolta – spiegava – nell’evoluzione del genere umano. Un momento rispetto al quale il passaggio dal Medioevo ai tempi moderni sembra quasi insignificante”. Il professor Ratzinger paragonava l’era attuale con quella di Papa Pio VI, rapito dalle truppe della Repubblica francese e morto in prigionia nel 1799. La Chiesa si era trovata allora alle prese con una forza che intendeva estinguerla per sempre, aveva visto i propri beni confiscati e gli ordini religiosi dissolti.

_010 massoneria 6Una condizione non molto diversa, spiegava, potrebbe attendere la Chiesa odierna, minata secondo Ratzinger dalla tentazione di ridurre i preti ad “assistenti sociali” e la propria opera a mera presenza politica.

  • “Dalla crisi odierna – affermava – emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali”. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede al centro dell’esperienza. “Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti”.

Quello che Ratzinger delineava era “un processo lungo, ma quando tutto il travaglio sarà passato, emergerà un grande potere da una Chiesa più spirituale e semplificata”. A quel punto gli uomini scopriranno di abitare un mondo di “indescrivibile solitudine” e avendo perso di vista Dio, “avvertiranno l’orrore della loro povertà”.

Allora, e solo allora, concludeva Ratzinger, vedranno “quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto”.