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Beata M. Alexandrina da Costa: una “sbarra contro le soglie” dell’inferno.

“Mio Dio, cosa volete che faccia?” si sente sempre rispondere: «amare, riparare, soffrire!»

La beata Alexandrina Maria da Costa ,  donna semplice, povera ed umile del Portogallo, è stata beatificata il 25 aprile 2004. Era una giovane adolescente quando dei ragazzacci irruppero nella sua casa per farle violenza. Alexandrina, pur di non violare la sua purezza e verginità, corse verso la finestra, cercando scampo, gettandosi nel giardino, ma la caduta le fu fatale rimanendo per sempre paralizzata. All’inizio di questo percorso che la condurrà alla beatificazione, Alexandrina dovrà combattere innanzi tutto per comprendere IL DIVINO VOLERE su di lei che, in un primo momento, non si capacita di quella situazione, desiderava una guarigione fisica per riprendere il suo cammino terreno.

Questa donna costretta, così, a letto per la maggior parte della sua vita, per tutta risposta ad una guarigione fisica, ha invece ricevuto quella spirituale con le stigmate ed ha sofferto la Passione del Signore, ogni venerdì per anni, finché il mondo venne consacrato, dal Ven. Pio XII, al Cuore Immacolato di Maria, nel 1942. Alexandrina infatti, sotto l’ispirazione del Signore, è stata la messaggera di Dio che ha chiesto questa consacrazione. La nostra Beata muore proprio il 13 ottobre (giorno dell’ultima Apparizione di Fatima alla quale era spiritualmente e misticamente associata) del 1955.

Uno dei suoi padri spirituali, il salesiano don Umberto M. Pasquale, ha ricevuto molte delle sue confidenze e lettere e ha pubblicato la sua autobiografia in edizione extracommerciale nel 1973. Ecco una testimonianza da un’estasi alla quale don Umberto fu presente il 23 giugno 1944: “Se io Ti amo, o Gesù, come tante volte affermi , se io amo Te e la mia cara Mammibna e sono da Lei amata come dici, ed io credo e confido, che altro posso desiderare, se non amarti e salvarti i peccatori? Crocifiggimi , o Gesù! Non risparmiarmi, mio Amore, ma risparmia loro dalle pene dell’inferno. Tieni chiuse, o Gesù, le porte dell’inferno. Mettimi quale sbarra contro quelle soglie, lasciami là fino a quando il mondo esisterà, fino a quando vi saranno peccatori da salvare. Oppure lasciami nel mondo finché esisterà. Toglimi tutti i miei, toglimi coloro che mi sono cari, lasciami sola. Tu solo mi basti, o Gesù”.

CLICCA QUI per scaricare il pdf: LA PASSIONE DI GESU in ALEXANDRINA Maria da COSTA   –  Promessa dei primi 6 Giovedì fatta da Gesù, scaricabile qui in formato pdf: I PRIMI SEI GIOVEDI di Alexandrina da Costa

Vediamo così che per Alexandrina, come per tanti Santi, l’amore per Gesù e Maria è inseparabile dall’amore per le anime. Si può distinguere logicamente questi due amori, ma non si può separarli. Da notare anche come la Beata vuol essere una “sbarra contro le soglie” dell’inferno.

Il 5 aprile 1945 scrive sullo stesso argomento nel suo diario dopo un’esperienza “infernale”: “Continuo a sentire due cose contemporaneamente: la perdita di Gesù e quella delle anime. La prima mi causa tale orrore e rivolta da non potersi dire: volontà di maledire questa perdita e di maledire la terra. Mi pare che mi tormentino tutti gli orrori dell’inferno. Sento che era meglio soffrire tutto, perdere tutto, piuttosto che perdere Gesù. Mi basta questo per massimo martirio del corpo e dell’anima. Mio Gesù, perderti! E su questo grande dolore cade il peso della giustizia divina. Tormento e dolore senza pari”. E la perdita delle anime, ah, quanto costa! Il mio cuore le rincorre, dispensa loro tenerezza e amore. La mia anima ne vede la fuga e agonizza. Non vi è amore che le fermi, non vi sono parole che le commuovono: corrono, corrono, verso la perdizione. Quale dolore per Gesù e per me che sento questo! Non posso rassegnarmi che le anime si perdano”.

Queste sofferenze infernali sono continuate e nel suo diario in data 13 agosto dello stesso anno lascia scritto: “Che il Cielo sia con me! Mi sento come fossi condannata all’inferno. L’anima mia sente quegli orribili supplizi; i suoi occhio vedono i demoni tormentatori; in tutto il corpo mi pare di sentire quel fuoco nero e distruttore; le mie orecchie odono le urla dei demoni e tutta quella disperazione infernale… Mio Dio , condannata all’inferno! Spero che per la Tua bontà infinita non sia così. Quando mi sento in quella disperazione eterna, mi schiaccia il peso della giustizia divina. Volere vedere Dio e no potere! E’ di gran lunga il più doloroso tormento dell’inferno. L’anima mia trema sgomenta per la paura. Quali indicibili sofferenze vi sono in me!”. Anche la nostra beata portoghese offre qui la testimonianza:Volere vedere Dio e non potere! E’ di gran lunga il più doloroso tormento dell’inferno”.

Ovviamente per permissione di Dio, ha sperimentato non solo la sofferenza dell’inferno, ma, come pure santa Gemma Galgani, almeno in un certo modo, un tipo di comportamento infernale contro la sua volontà, come scrive più tardi nel suo diario sotto la data del 21 agosto 1945: “ Le fiamme dell’inferno si estendono su di me. Colà tutto è orribile ma il maggiore e più doloroso tormento è la perdita di Dio. Lo potessi almeno vedere! Nonostante il peso della sua divina giustizia, vorrei amarLo. Almeno Lo amassi qui: voglio dire che in mezzo a queste sofferenze che lacerano l’anima non perdessi la serenità e la pace. A volte mi pare di disperare […] Ebbi con il demonio due attacchi violenti e di lunga durata… – O Gesù, o Mammina , amarvi sempre, riparare sì, peccare no, piuttosto l’inferno. […]. Venne Gesù e pose termine alla lotta: – Maledetto, maledetto, sia tu maledetto ancora, maledetto nell’eternità. Vieni, figlia mia, mia vittima…sono testimonio della tua riparazione, non Mi hai offeso”. La differenza fra l’esperienza di Alexandrina e quella dei dannati è che durante tutta la sua sofferenza lei vuole amare Dio e, poi, alla fine vede come Gesù viene per chiudere questa tremenda esperienza.

Qualche giorno dopo, il 24 agosto 1945, la beata ebbe un’esperienza simultanea dell’inferno e della Passione di Gesù: “Vivevo simultaneamente due stati d’animo: sentivo i tormenti dell’inferno e quelli della Passione. Nelle sofferenze dell’inferno sentivo il fuoco negli occhi, nella lingua, nel cervello, nelle orecchie, tutto il mio essere era incandescente; maledicevo la croce avuta nella vita perché non ne avevo tratto profitto per salvarmi. Mentre soffrivo questo, percorrevo le strade del Calvario, tanto oppressa dal dolore che non potevo pronunciare parole. Le lacrime dei miei occhi erano di sangue. Schiacciata sotto il peso della croce, curva fin quasi a terra, cadevo sfinita […].- Nel mare tempestoso della vita, nella notte tremenda di perdizione eterna, sei tu il faro, sei tu l luce dell’umanità intera. Coraggio! In te ci sono Io. La tua notte, le tue tenebre e il tuo martirio aumenteranno, perché si avvicina il tuo cielo. Non vi sarà luce capace di illuminarti, né parole che ti possano confortare davvero. Giorno per giorno sentirai sempre meno in te il mio divino amore e ti parrà privata di Me e quindi condannata all’inferno, è per soccorrere le anime…”.

L’ultimo paragrafo è costituito dalle parole del Signore alla sua serva. Gesù sarà presente durante tutta la sua sofferenza della notte, delle tenebre e del martirio. Anche se lei sente alcuna consolazione, il Signore dichiara: “Ma ci sono sempre: confida! Se tu ti senti privata di Me  e quindi condannata all’inferno, è per soccorrere le anime. L’esperienza di Alexandrina è un’esperienza vicaria. La beata soffre le pene dell’inferno per impedire che altre anime le soffrano. E’ un caso sconvolgente, non unico per i Santi, ma molto vissuto in modo particolare da Alexandrina.. Nonostante le parole di consolazione da parte di Gesù, la notte, le tenebre e il suo martirio aumentano e spesso si sente sola e condannata, sperimentando come si sente un vero dannato all’inferno, e diviene così testimone per i vivi, affinché si convertano finché sono in questa terra.

Così scrive nel suo diario sotto la data del 6 settembre 1945: “Mi sono perduta,  mi sono perduta! La mia vita è inferno, il mio letto è inferno, la mia morte è inferno, la mia eternità è inferno. Mi sento bruciare in esso, tormentata in tutti i sensi dal demonio. Che antri spaventosi! Odori nauseanti tormentano perfino l’anima! E la perdita di Dio! Non più vedere quella Perfezione che affascina cielo e terra! E perderla per sempre! Solamente la sua Potenza , solamente la sua Giustizia sono presenti anche nell’inferno e mi annientano. E la mia rivolta contro di esse è disperata. Non ho parole che mi soddisfino per poter maledire tutto”. Queste parole, conclude Don Marcello Stanzione,  sono sufficienti per esporre le sofferenze vicarie della Beata.


Alcune rivelazioni – profetiche – di Gesù alla Beata Alexandrina da Costa

«Figlia mia, la sofferenza, la Croce è la chiave del Cielo. Ho tanto sofferto per aprire il Cielo all’umanità e, per molti, inutilmente. Dicono: – Voglio godere, venni al mondo soltanto per questo, voglio soddisfare le Mie passioni. Dicono: – Non esiste l’inferno! – Io sono morto per loro e dicono che non Me lo avevano chiesto, e contro di Me pronunciano eresie e bestemmie. Per salvarli Io scelgo anime e metto sulle loro spalle la Croce e Mi assoggetto ad aiutarle. Felice l’anima che comprende il valore della sofferenza! La mia Croce è soave se è portata per amore Mio».

«Vengo a chiederti ciò che in nome mio venne a chiedere a Fatima la Mia Madre benedetta: penitenza, orazione, emendamento di vita. Dammi il tuo dolore, placa la giustizia di Mio Padre, ripara il Mio Divin Cuore. Lo esigono i peccati di lussuria, le iniquità degli sposi, delle anime pie a Me consacrate».

«La purezza, la castità è il fior fiore (delle virtù), è quello che Mi incanta di più. Poiché sei veramente pura, vengo alla tua purezza a chiedere riparazione per gli impuri e la riparazione per le famiglie. Quale dolore per me!

Le famiglie profanano il grande Sacramento del Matrimonio. Peccano, e io a vederli peccare! Peccano alla mia Divina Presenza. Io volto le spalle, nascondo il mio volto. Non hanno vergogna di me, mi vergogno Io di loro. Riparami, riparami per tante anime folli, che, mostrandosi nude invitano al peccato, mi offendono gravemente».

«Io piango, Io piango, mia cara figlia per non poter aiutare di più i miei figli. Io li amo ed essi non mi amano; Io li voglio ed essi non Mi vogliono; voglio perdonare loro ed essi non vogliono il Mio perdono!».

«Sono il tuo Maestro. Felice te se imparerai bene le mie lezioni e le metterai bene in pratica! Ho stabilito in te la Mia dimora. Sei un Tabernacolo non costruito da mani umane, ma da mani divine… Cercami nei Miei Tabernacoli, così Mi consolerai molto; ma cercami (anche) dentro di te, nel Tabernacolo della tua anima che lo ho preparato per Mia abitazione. Là Mi troverai… lo desidero ansiosamente che tu impari le Mie lezioni, ed io ho molto da insegnarti, e tu hai molto da imparare affinché molti vengano ad imparare da te le stesse lezioni, calcando le stesse orme per seguire gli stessi cammini».

«Io voglio molte anime eucaristiche: io voglio anime, molte anime che stiano attorno ai Tabernacoli, che volino a Me come le rondinelle a stormo volano verso i loro nidi. Che mi chiedano tutto ciò che vorranno davanti a Me, nella Santissima Eucaristia: è da là che viene il rimedio per tutti i mali. Che mi invochino per gli infelici peccatori, che si abbandonano alle passioni, e non si ricordano che hanno un’ anima da salvare e un’eternità li aspetta tra breve».

«Tieni nelle tue mani la Croce, stringila forte al cuore. L’umanità intera rimarrà dentro al Rosario. Parla alle anime, parla loro del Rosario e dell’Eucaristia. Rosario, Rosario, Rosario! Eucaristia, il Mio Corpo, il Mio Sangue! L’Eucaristia con le Mie vittime: ecco la salvezza del mondo…».

_______BEATA ALESSANDRINA COSTA 2 “Gesù mi faceva vedere il presente ed il futuro”… Estratto dall’Autobiografia della Beata Alexandrina

“Questa mattina portavo il Calvario nel mio cuore: non mi faceva sentire questa o quella sofferenza, ma tutte le sofferenze… Sulla cima della tormentosa montagna sono rimasta in croce e vi era pure Gesù. Egli mi faceva vedere il presente ed il futuro, ma solo riguardo al dolore del suo divin Cuore, solo riguardo all’ingratitudine del mondo contro di Lui: non vi sono parole che possano esprimere tali angosciose sofferenze. Gesù, solo amore per amare; il mondo, solo malvagia crudeltà per ferire…

I sospiri del Cuore divino di Gesù passavano attraverso il mio, me lo facevano dolere tanto: la causa di questi sospiri era la visione completa di ciò che sarebbe stato il mondo fino alla fine dei secoli… è venuto Gesù, mi ha dato vita, ma non mi ha dato luce, né mi ha tolto il dolore del cuore…

Figlia mia, sei nelle tenebre per togliere i peccatori dalle tenebre eterne. Io non voglio che tu veda in te la mia luce, la mia grazia, la mia grandezza, l’onnipotenza, gli effetti della mia Vita divina, ma che il mondo veda e comprenda che è la Sapienza divina a lavorare nella tua anima, per il bene delle anime, che è l’Amore divino a mostrarle il cammino, la verità, la vita…

Ti ho scelta, figlia mia, … per questi tempi in cui la malizia umana ha raggiunto il suo culmine e non cessa di sfidare la giustizia del Mio Eterno Padre. Sono venuto a questo calvario a prendere la riparazione che una vittima può dare al suo Signore. Dammi il tuo dolore, figlia mia, nascosta nella mia grandezza.

O mio Gesù, Ti do il mio dolore, il mio povero dolore che in sé nulla vale. Lo unisco sempre ai dolori di Mammina e Te lo offro mediante le Sue mani; aggiungi i meriti della Tua Santa Passione; presenta questo valore infinito all’Eterno Padre. Chiedigli Tu perdono per il mondo; chiedi che non lo castighi ora, che aspetti la sua conversione. Digli di mandare su di noi la Sua misericordia, l’amore, il perdono e non la giustizia. O mio Gesù, accetta il dolore che ora prova il mio povero cuore, la mia tristezza e l’abbandono: tutto per tuo amore e per la salvezza del mondo…”

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Solo chi entra nel Cuore Immacolato di Maria, chi gli si affida, chi gli si consacra è certo, oggi, di ottenere salvezza, rimanendo invece a rischio di salvezza eterna chiunque rifiutasse questo mezzo eletto dal Cielo per la salvezza del mondo.

E’ questo il messaggio che Gesù ha comunicato alla beata Alessandrina da Costa, mistica portoghese: il Cuore Immacolato di Maria, fu da Gesù spiegato alla mistica, è la Nuova Arca di Salvezza che Dio stesso offre oggi agli uomini per scampare dalle catastrofi future.

Alla luce di questa rivelazione, si comprende il perchè il Signore abbia voluto che il Papa facesse la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria. A questo scopo si è servito della mediazione di questa sua amata figlia. La richiesta verrà trasmessa in Vaticano dal confessore di Alexandrina e il 31 ottobre del 1942 Pio XII consacrerà ufficialmente il mondo al Cuore Immacolato di Maria.

Qualche mese prima, Gesù preannunciava con esultanza quell’evento, dicendo alla beata: «Il cuore del Papa, cuore d’oro, ha deciso di consacrare il mondo al Cuore di Maria! … Che fortuna, che gioia per il mondo di essere consacrato, di appartenere come mai prima alla Madre di Gesù; apparterrà tutto al Cuore di Maria» (22 maggio 1942).

Alcuni giorni dopo, il Signore aggiungeva: «Ave Maria, Madre di Gesù! Onore, gloria e trionfo al Suo Cuore Immacolato! Ave Maria, Madre dell’universo! Chi non vorrà appartenere alla Madre di Gesù, Signora della vittoria? Il mondo sarà consacrato al Suo Cuore Santissimo!».

L’entusiasmo e la solennità che traspaiono dalle parole del Signore non si spiegano se non alla luce della grandezza di Maria, dallo stesso Iddio pensata e creata quale Nuova Eva e della eccezionale importanza del piano salvifico di Dio sul mondo che, ai nostri giorni, deve passare attraverso il Cuore Immacolato di Maria!

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Il 6 maggio del 1955, la Vergine Santa le preannunciò: «Tra poco vengo a prenderti», ed il 13 ottobre dello stesso anno Alexandrina raggiunse il Cielo.

«Sono felice perché oggi vado in Cielo!» andava ripetendo fin dal mattino ed alle 8 di sera baciò per l’ultima volta il suo Crocifisso. «Desidero essere sepolta, se sarà possibile, con il viso rivolto verso il Tabernacolo della nostra Chiesa. Come in vita desiderai sempre unirmi a Gesù Sacramentato e guardare quanto più spesso mi fosse possibile il mio Tabernacolo, voglio, dopo la mia morte, continuare a vegliarlo mantenendomi rivolta verso di Esso. So che con gli occhi del mio corpo non vedrò più Gesù, ma voglio essere collocata in quella posizione per dimostrargli l’amore che nutro per la Divina Eucaristia».

La compiacenza e l’amore del Signore verso questa umile e generosa figlia del Portogallo, andarono ben oltre il suo semplice desiderio: dal 1978, infatti, il corpo di Alexandrina riposa nella Chiesa Parrocchiale di Balasar, accanto al Tabernacolo.

Gesù la rassicura: «La tua vita è un insieme della vita di Cristo e della Madre Mia benedetta. Confida in me. Io non vengo meno. Tu sei il nido del Mio amore o colomba dell’Eucarestia; il tuo volo continuo verso di Me nell’Eucaristia, delizia il Mio Cuore: è per questo che ti chiamo sposa Eucaristica. Grazie al tuo fuoco eucaristico, avrò dopo la tua morte, molte anime e spose eucaristiche».

Alexandrina risponde: «Io voglio riparare, o mio Gesù, per tutti i cuori, per tutte le anime. Sì, voglio, voglio Gesù che esse credano in Te, voglio che vadano nei Tuoi Tabernacoli, voglio vedere il mondo ardere in quel fuoco in cui Tu stai ardendo e nel quale fai ardere il mio cuore.,.».

Mia cara figlia, il fuoco in cui ardo e ti faccio ardere è il fuoco dell’Eucaristia.

L’amore, la preghiera e la sofferenza sono i mezzi che Gesù indica ad Alexandrina per riparare le offese.

Promessa dei primi 6 Giovedì fatta da Gesù, scaricabile qui in formato pdf: I PRIMI SEI GIOVEDI di Alexandrina da Costa

«Mia figlia, Mia cara sposa, fa’ che Io sia amato, consolato e riparato nella Mia Eucaristia.
Di’ in Mio nome che a quanti faranno bene la Santa Comunione, con sincera umiltà, fervore ed amore nei primi sei giovedì consecutivi, e passeranno un’ora di adorazione davanti al Mio Tabernacolo in intima unione con Me, prometto il Cielo. È per onorare attraverso l’Eucaristia, le Mie Sante Piaghe, onorando per prima quella della Mia Sacra spalla, così poco ricordata. Coloro che al ricordo delle Mie Piaghe uniranno quello dei dolori della Mia Madre benedetta e per essi ci chiederanno grazie sia spirituali che corporali, hanno la Mia promessa che saranno accordate, a meno che non siano di danno per la loro anima. Nel momento della loro morte condurrò con Me la Mia Santissima Madre per difenderli».

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