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Terremoti, eclissi e varie: ragioniamo sulle realtà profetiche

Con il Signore nella barca della nostra vita, e la Sua santissima Madre data a noi ai piedi della Croce quale guida sicura e “porto sicuro nel comune naufragio”, non dobbiamo mai temere nulla di male. Gesù è la nostra forza e la nostra meta.

Per il 27 luglio prossimo è prevista una eclissi di Luna come non si è mai vista in passato, la più lunga dicono. Poi si parla di scosse di terremoto e di recente due scosse hanno  risvegliato inquietudine in Sicilia… si parla e si avanza con previsioni allarmanti che speriamo non si avverino mai, ma cercare di approfondire il tema male non fa, soprattutto se lo facciamo alla luce del Vangelo e della Fede in Colui che solo ha il potere sulle tempeste e sulla natura tutta (Mc.4,35-41).

Dicevamo dunque della previsione a riguardo della Sicilia.

Sfogliando il libro delle Visioni della Beata Emmerick, ad un certo punto, ci siamo resi conto di una profezia, gettata lì dalla Emmerick, isolata da tutto il contesto e che ci ha davvero incuriositi.

Visioni del 7 Ottobre, pag.73:

  • “… Parlai al Papa dei vescovi che sarebbero stati insediati, e gli parlai pure del pericolo di lasciare Roma. (..) Io ero molto debole e sfinita, i miei accompagnatori mi sorressero. Roma si trovava in una condizione miserabile, la più piccola scintilla poteva provocare il più grande incendio.
  • Vidi poi la Sicilia avvolta nelle tenebre e tutta la gente fuggire via’…”

In tutto il libro la Emmerick cita due sole volte la Sicilia ed entrambe le volte la descrive in uno stato preoccupante.

Prima, nel 1820 il 9 novembre, durante un “viaggio” spirituale, descrive:

  • ” .. Vidi i buoni indiani pregare davanti alla croce, avevano solo un tipo di chiesa nella vegetazione fitta di fogliame; era molto bella e si celebrava la santa Messa. Da lì continuano attraverso la Persia, e poi verso il luogo dove Gesù venne crocefisso. In questo luogo non c’erano più i begli alberi di frutta e anche le tracce della vite che il Signore piantò. Proseguii verso l’Egitto e attraverso l’Abissinia, librandomi sull’acqua giunsi in Sicilia dove vidi molti luoghi devastati e abbandonati. Attraversai le montagne e raggiunsi una località poco lontana da Roma…”

Poi, la seconda citazione, come abbiamo letto, è più esplicita: ” Vidi poi la Sicilia avvolta nelle tenebre e tutta la gente fuggire via’…”

Ci teniamo subito a dire che la Visione potrebbe essere collegabile facilmente, per esempio, agli eventi sotto il Beato Pio IX il quale, infatti fu costretto a fuggire da Roma e a rifugiarsi a Gaeta, mentre troviamo anni dopo, sotto san Pio X  il 28 dicembre del 1908 il famoso terremoto proprio a Messina, che devastò l’intero panorama della Sicilia e dello Stretto. Quattro ore prima, esattamente alle 5.20 del mattino, un terremoto che raggiunse l’11° grado della scala Mercalli, seguito da un maremoto di una violenza straordinaria, aveva devastato in soli 31 secondi le città di Reggio Calabria e Messina. Gli effetti furono catastrofici:  le vittime stimate più di 100.000, di cui 2.000 spazzate via dal mare.

Ma il fatto curioso è che la beata Emmerick non cita mai Reggio Calabria.

Tra l’altro, fatto storico, fu proprio San Pio X ad aprire l’attuale Santa Marta quale ospizio per ospitare i feriti e i senza tetto che dalla Sicilia venivano portati, con treni speciali, nella capitale, e la costituzione di una Commissione da inviare subito sui luoghi del terremoto per coordinare gli aiuti materiali raccomandandosi che , ai bisogni spirituali, si organizzassero i vescovi dei luoghi colpiti, che più conoscevano i bisogni della loro gente.

Detto ciò, su Reggio Calabria, la Beata Emmerich, non fa alcun cenno.

Non aspettatevi alcuna conclusione da parte nostra. Abbiamo solo voluto mettere in evidenza che, forse e chissà, Qualcuno ha voluto avvisarci, metterci in guardia in modo tale da non essere presi alla sprovvista.

Davanti ad eventi naturali e spesso anche catastrofici, non possiamo fare altro che raccomandarci a Dio, partendo da una profonda conversione totale a Lui.

Ci viene in mente la scena apocalittica descritta da San Gregorio Magno in una Omelia a causa di una grave tromba d’aria che colpì Roma ai suoi tempi:

  • “.. 5. – Il mondo è oppresso quotidianamente da nuovi mali che aumentano di giorno in giorno. Eravate numerosi; osservate ora quanto  pochi siete sopravvissuti! E, come se ciò non bastasse, nuovi flagelli ci affliggono, repentini infortuni ci piombano addosso,  nuove ed improvvise calamità ci colpiscono. (..)
  • Solo l’altro giorno, o fratelli, avete appreso che, per un improvviso turbine, alberi secolari sono stati sradicati, case  distrutte, e chiese schiantate dalle fondamenta! Quanti erano che alla sera, sani ed incolumi, pensavano a quello che  avrebbero fatto il giorno seguente, ed invece in quella stessa notte sono deceduti improvvisamente, travolti nel vortice della  rovina?
  • – Dobbiamo pure considerare, o dilettissimi che, per compiere queste cose, il Giudice invisibile agitò il soffio di un vento leggerissimo, eccitò la tempesta di una sola nuvola, e tuttavia ciò bastò a sconvolgere la terra ed a scuotere dalle fondamenta tanti edifici. Che cosa sarà dunque, quando questo Giudice verrà personalmente e la Sua ira divamperà per giudicare i peccatori recidivi, se non possiamo già più sostenere ora che ci castiga per mezzo di una tenuissima nube? Quale mortale  potrà resistere, alla presenza dell’ira di Colui che, col solo agitare il vento, ha sconvolto la terra, ha turbato l’atmosfera e  divelti tanti edifici?
  • Paolo, considerando il rigore del Giudice venturo, ha scritto: “È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!” (Ebrei 10,31  Horrendum est incidere in manus Dei viventis.).
  • La stessa cosa esprime il Salmista dicendo: ” Viene il nostro Dio e non sta in silenzio; davanti a lui un fuoco divorante, intorno  a lui si scatena la tempesta. Convoca il cielo dall’alto e la terra al giudizio del suo popolo ” (Salmo 50, 3-4 3 Deus noster  veniet et non silebit: ignis consumens est in conspectu eius, et in circuitu eius tempestas valida. Advocabit caelum desursumet terram discernere populum suum:), il fuoco e la tempesta accompagnano il rigore di sì grande Giustizia, perchè la tempesta  colpisce ciò che il fuoco brucia.
  • Tenete presente, dunque, o fratelli carissimi, quel giorno, e troverete leggero, al suo confronto, tutto quello che ora vi  sembra grave. Di tale giorno parla così il Profeta: “14. È vicino il gran giorno del Signore, è vicino e avanza a grandi passi. Una voce: Amaro è il giorno del Signore! anche un prode lo grida. (..)17. Metterò gli uomini in angoscia e cammineranno come ciechi,  perchè han peccato contro il Signore; il loro sangue sarà sparso come polvere e le loro viscere come escrementi. [18] 18.  Neppure il loro argento, neppure il loro oro potranno salvarli”. Nel giorno dell’ira del Signore e al fuoco della sua gelosia  tutta la terra sarà consumata, poiché farà improvvisa distruzione di tutti gli abitanti della terra.  ” (Sofonia 1, 14-18)…

 – e conclude il Papa Magno –

  • Meditate attentamente allora, o fratelli carissimi, a quel giorno; correggete fin da ora la vostra condotta, cambiate i vostri  costumi, superate le passioni che vi tentano ed espiate fin da oggi colle lacrime i mali commessi; ritornate fin da oggi al Dio  ricco di misericordia che tutto ancora vi può perdonare, finchè siete in tempo. Un giorno vedrete la venuta dell’Eterno  Giudice con tanta maggior sicurezza e gioia nel cuore, quanto più ora ne scongiurate la severità operando per il bene e nel  salutare Suo timore. Così sia! “

(Omelia I di san Gregorio Magno, Papa, tenuta al popolo nella Basilica di san Pietro, nella seconda Domenica di Avvento – Lezione del Santo Vangelo, secondo Luca 21, 25-33 )

E per concludere, più vicino a noi, una situazione diversa, sempre a Roma e questa volta un terremoto che sconvolse la città, ma che forse è stato dimenticato. Vale la pena di leggere quelle cronache, vi diamo solo un passaggio breve:

  • “(…) Perché anche disastri naturali della peggiore specie diffusero tra la popolazione angoscia e spavento. (…) I disastri dovevano essere per la città eterna solo il preludio di altri guai. La sera del 14 gennaio 1703 Roma venne scossa da un terremoto accompagnato da torrenti d’acque e da bufere. La scossa fu breve, ma molto violenta e le campane delle chiese suonarono da se.
  • Suonò anche Il campanello del tavolo del Papa che da quel momento sentiva il rapporto del segretario dei memoriali. Clemente corse nella sua cappella dove si trovavano molti dei suoi familiari per confessarsi. Anche nelle altre chiese della città si radunarono a pregare molti cittadini di ogni classe. Il giorno seguente Il Papa scese due ore prima della levata del sole in San Pietro ove disse Messa in presenza di una grande folla. Poi convocò i cardinali in un concistoro e li esortò a placare l’ira di Dio con esercizi di penitenza.
  • In Roma dove persino edifici assai solidi mostravano delle crepe, lo spavento fu così grande che molti, nonostante le piogge, passavano le notti in capanne nella campagna o nelle carrozze. Giunse presto notizia dei gravi danni causati dal terremoto in molte località dello Stato Pontificio e specialmente in Norcia, Spoleto, Rieti ed Urbino.
  • Il Papa mandò colà copiosi aiuti. Nuove e minori scosse di terremoto seguirono quando il Papa il 16 gennaio si recò in Laterano, promulgò un’indulgenza e ordinò processioni rogatorie.
  • Oggi, scrive il conte Lamberg nel suo Diario, tutti sono confessati, hanno fatto digiuno e sono andati in San Pietro, una tale ressa non si è vista mai, nemmeno nell’Anno Santo. Le commedie e le mascherate del carnevale vennero proibite ed invece di questi divertimenti Il Papa ordinò missioni popolari che furono assai frequentate.
  • (..)
  • Clemente XI non si limitò ad ordinare frequenti processioni rogatorie. Siccome egli vedeva nel terremoto un castigo per i peccati, prese una serie di provvedimenti onde elevare lo stato morale della sua capitale.
  • Tra l’altro ordinò l’osservanza del riposo domenicale e dei digiuni.
  • In un concistoro del 19 febbraio annunciò per il 22 una funzione di ringraziamento per la salvezza della città, stabili che d’ora innanzi nella festa della Purificazione venisse cantato annualmente nella Cappella papale il Te Deum ed anche il giorno prima venisse considerato di stretto digiuno. Quest’uso è mantenuto dai Romani ancora oggi.
  • Anche nel breviario venne inserita una preghiera contro i terremoti e più tardi, una consimile venne introdotta anche nella Messa. (..) Oltre al denaro vennero distribuiti anche dei viveri.
  • Nel novembre del 1705 e nell’aprile del 1706 si sentirono ancora a Roma delle scosse di terremoto. (…) Dopo che nel principio del 1711 si ebbero ancora alcune scosse di terremoto, Roma ne fu risparmiata..  (…)” da: Storia dei Papi Roma 1962 Vol. 15 – Pagg. 375-379.

Nell’anno 1846 nel messaggio di La Salette (Apparizione approvata dalla Chiesa), località delle alpi francesi vicino a Grenoble, la “bella Signora” ai bambini Massimino e Melania intenti a pascolare le pecore, tra l’altro, dirà: “…Roma sparirà e il fuoco cadrà dal cielo e distruggerà tre città. Tutto si crederà perduto e non si vedranno che omicidi; non si sentirà che rumori di armi e bestemmie. I giusti soffriranno molto. (…) Roma perderà la fede e diventerà il seggio dell’Anticristo. I demoni dell’aria, con l’Anticristo, faranno dei grandi prodigi sulla terra e nell’aria e gli uomini si pervertiranno sempre di più…“.

Santa Brigida vide: “Maometto trionfare su Roma, portando una lunga spada e seminando ovunque la discordia…”.

La monaca di Dresda scrisse di uno spaventoso e sibillino sogno profetico che aveva fatto su Roma:

  • “Da poco mi ero addormentata quando una mano mi prese e mi sollevò. Mi trovai come su un poggio e ai miei piedi c’era la città benedetta, ma di questa riuscivo a distinguere solo il Colosseo… ho visto uscire una processione di vescovi e di cardinali che, al posto di pregare, litigavano fra di loro. ‘Riportano la Chiesa a Gerusalemme’, diceva qualcuno. E qualcun altro: ‘Hanno stipulato un patto con Satana’. Quando riaprii gli occhi, al posto del Colosseo c’era un piccolo lago e sopra un angelo con una scritta in fronte: ‘Questa è la seconda prova.
  • Ma prima che il larice rinverdisca per la terza volta una grandinata ben peggiore si abbatterà sulla città santa, ridotta ormai ad una spelonca di ladri, dove la pestilenza e il vizio saranno pane quotidiano e dove i vescovi mangeranno nella stessa scodella dei malfattori, mentre i giusti periranno in carcere. Ed ora, mi disse ancora la voce, voglio farti vedere la prima prova che verrà mandata alla città santa. Ho visto allora una fiamma di fuoco cadere sibilando sulla terra e andare a incunearsi tra le case, poco lontano dalla Basilica… E un’enorme voragine si aprì inghiottendo case, strade e persone…”.

Non possiamo concludere con le nostre parole, lasciamo a San Giovanni Bosco l’onere della conclusione per far comprendere che, di tutte queste profezie e situazioni, una cosa sola conta: CONVERTIRSI A GESU’ IL CRISTO.

Il sogno di san Giovanni Bosco che, dopo aver profetizzato la sciagura dell’ateismo e del neo-paganesimo  in Francia, parla dell’Italia e di Roma:

  • Ma tu Italia, terra di benedizioni, chi ti ha immersa nella desolazione? Non dire: nemici, ma gli amici. Non senti che i tuoi figli domandano il pane della Fede e non trovano chi loro lo spezzi? Che farò?… Io picchierò i pastori, Io disperderò il gregge, affinché coloro che siedono sulla cattedra di Mosè cerchino dei buoni pascoli e il gregge ascolti docile e si nutra. 
  • Ma sopra il gregge e sopra i pastori peserà la mia mano: la carestia, la pestilenza e la guerra faranno sí che le madri dovranno piangere il sangue dei figli e dei mariti, morti su terra nemica!” (Qui gli studiosi concordano nella descrizione delle prime due guerre mondiali)

 – e prosegue il Santo, ma si legga anche qui: “E dite, o Roma, che sarà? Roma ingrata, Roma effeminata, Roma superba! Tu sei giunta a tale che non cerchi altro, né altro ammiri nel tuo Sovrano, se non il lusso, dimenticando che la tua e sua gloria sta nel Golgota. Ora egli è vecchio, cadente, inerme, spogliato; tuttavia con la schiava parola fa tremare tutto il mondo.

  • Roma!… Io verrò quattro volte a te!
  • — Nella prima percuoterò le tue terre e gli abitanti di esse.
  • — Nella seconda porterò la strage e lo sterminio fino alle tue mura. Non apri ancora l’occhio?
  • — Verrò la terza, abbatterà le difese e i difensori e al comando del Padre sottentrerà il regno del terrore, dello spavento e della desolazione.
  • — Ma i miei savi fuggono, la mia legge è tuttora calpestata, perciò farò la quarta visita.
  • Guai a te se la mia legge sarà ancora un nome vano per te! Succederanno prevaricazioni nei dotti e negli ignoranti. Il tuo sangue e il sangue dei figli tuoi laveranno le macchie che tu fai alla legge del tuo Dio.
  • La guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui sarà percossa la superbia e la malizia degli uomini. Dove sono, o ricchi, le vostre magnificenze, le vostre ville, i vostri palagi?
  • Sono divenuti la spazzatura delle piazze e delle strade!
  • Ma voi, o sacerdoti, perché non correte a piangere tra il vestibolo e l’altare, invocando la sospensione dei flagelli?
  • Perché non prendete lo scudo della fede e non andate sopra i tetti, nelle case, nelle vie, nelle piazze, in ogni luogo anche inaccessibile, a portare il seme della mia parola? Ignorate che questa è la terribile spada a due tagli che abbatte i miei nemici e che rompe l’ira di Dio e degli uomini? Queste cose dovranno inesorabilmente venire l’una dopo l’altra.
  • Le cose si succedono troppo lentamente.
  • Ma l’Augusta Regina del cielo è presente.
  • La potenza del Signore è nelle sue mani; disperde come nebbia i suoi nemici. Riveste il Venerando Vecchio di tutti i suoi antichi abiti. Succederà ancora un violento uragano.
  • L’iniquità è consumata, il peccato avrà fine, e, prima che trascorrano due pleniluni del mese dei fiori, l’iride di pace comparirà sulla terra.
  • Il gran Ministro vedrà la Sposa del suo Re vestita a festa.
  • In tutto il mondo apparirà un sole così luminoso quale non fu mai dalle fiamme del Cenacolo fino ad oggi, né più si vedrà fino all’ultimo dei giorni”.

Il Bollettino Salesiano del 1963, in tre puntate sui numeri di ottobre, novembre, dicembre, faceva un interessante commento di questa visione, raccomandando alle moltitudini la conversione a Cristo.

Ho supplicato la compassione di Dio per quegli uomini e quella città. O città, città (Roma), quali minacce! La tempesta è vicina. Fai attenzione! Ma io spero che tu resterai salda“. (Beata Caterina Emmerich), e Benedetto XVI, a Fatima, nel 2010, in vista del centenario di Fatima, nel 2017, disse: “Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinita“.

Parole profetiche…? Possiamo essere così presuntosi da ridurre tutto al minimo, spiegando gli avvenimenti celesti, o le catastrofi naturali (vedi Mc.4,35-41) esclusivamente con basi scientifiche? In Genesi 1,14, Dio disse: “Ci siano luci nel firmamento del cielo per dividere il giorno dalla notte; e siano li segni per le stagioni, per i giorni e gli anni”.

Forse il cielo, ci sta dicendo qualcosa, non necessariamente “la fine del mondo” la cui ora e giorno solo Dio conosce, ma per segnare la fine di questi tempi, sì, potrebbe essere anche perché, diversamente, non avrebbe neppure alcun senso il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria, su “CHI” e che cosa dovrebbe  – infatti – trionfare?

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