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Il domenicano Padre Calmel, profeta inascoltato: ecco come crescerà l’apostasia

Estratto del libro “Per una teologia della storia”.

CAPITOLO TERZO – La crescita dell’apostasia

Ad eccezione del popolo ebreo – popolo dell’Alleanza e delle promesse – tutti i popoli antichi erano immersi nell’idolatria; tutte le antiche civiltà, anche quella greco-romana che era la più permeata di ragione e di giustizia, erano costruite nelle tenebre di una religione aberrante e alla “ombra di morte”. Il Figlio di Dio, nato dalla Vergine e redentore del mondo per mezzo del suo sangue, doveva portare la luce e la grazia: “illuminare his qui in tenebris et in umbra mortis sedent, ad dirigendos pedes nostros in viam pacis”, come cantava Zaccaria, il padre di san Giovanni Battista. “Fecit potentiam brachio suo”, cantava a sua volta la Madonna nel Magnificat.

Fr. Roger-Thomas Calmel, O.P. (1914-1975)
Fr. Roger-Thomas Calmel, O.P. (1914-1975)

La prima manifestazione della potenza di Cristo glorioso fu di colpire l’impero del demonio, di riunire tutti coloro che erano disposti ad accoglierlo attraverso la fede in una Chiesa santa, messaggera della grazia nei sacramenti, depositari fedeli della rivelazione, infallibilmente ispirata e assistita dallo Spirito Santo che risiede in essa.

La Chiesa con il sangue dei martiri, la purezza delle vergini, la forza dei confessori, le ragioni indistruttibili dei dottori – non con un qualsiasi dialogo fra buoni compagni, da pari a pari – la Chiesa doveva sconfiggere l’idolatria e far sorgere in mezzo a tutte le vicissitudini narrateci dalla storia una civiltà cristiana. Ne rimangono pur sempre alcune vestigia, ben vive.

Sin dai primi secoli vi furono in seno alla Chiesa alcuni cristiani, e sovente dei preti (il cui spirito era tutt’altro che mediocre ma il cui orgoglio era ancora maggiore), i quali vollero rifare la dottrina della Chiesa e la sua disciplina in maniera diversa da come Gesù le aveva istituite e il suo Spirito le aveva difese assistendo con la sua ispirazione la gerarchia apostolica. Essi si richiamavano sempre a Cristo, ma negavano che fosse consustanziale al Padre o che la Vergine Maria fosse realmente la Madre di Dio. Erano le grandi eresie di Ario e di Nestorio. Molto più tardi, nel secolo sedicesimo, dopo la relativa stabilità della Chiesa nel medioevo, un’altra grande eresia, il protestantesimo, avrebbe a sua volta devastato la Chiesa. Esattamente come le eresie dei secoli IV e V, essa si rifaceva a Cristo; la sua originalità consisteva nel respingere l’organizzazione gerarchica della Chiesa e la presenza reale del Signore nel sacramento dell’altare; la Scrittura è sufficiente a istruire e a guidare senza ricorrere al magistero; così come la fede, senza le opere, basta a salvare. Che si chiamassero Ario, Nestorio o Eutiche, Martin Lutero o Giovanni Calvino, tutti questi eretici dei secoli scorsi, fino al sedicesimo, affermavano e mantenevano una Chiesa distinta dal mondo: irriducibile di diritto al temporale e alle città terrene; una Chiesa il cui scopo, nonostante ogni sorta di compromessi, non consisteva che nei beni celesti, nella vita eterna e nella giustificazione dell’anima che quaggiù la prepara. Nessuno di questi eretici avrebbe mai immaginato che la sfera propria e irriducibile della Chiesa non fosse rappresentata dal trascendente, dalle cose di lassù e dalla vita in Cristo. Anche quando rifiutavano la gerarchia apostolica, essi tentavano, con una contraddizione molto significativa, di ristabilire un simulacro di gerarchia, di ministri consacrati, che in una certa misura avrebbero avuto una funzione a parte. Bene o male, questi eretici si sforzavano di mantenere una Chiesa distinta dal mondo. Non sarebbe mai venuto loro in mente che la civiltà, gli sconvolgimenti degli imperi e tutto il divenire dell’umanità fossero gli elementi costitutivi della Chiesa; o, perlomeno, che in ciò essa fosse preformata; che prendesse l’avvio da quel punto verso realizzazioni imprevedibili sempre diverse, le quali avevano in comune fra di loro solo la spinta verso un avvenire dell’umanità sempre più libero, più popolare, più pacifico, più tecnicamente perfezionato.

Gli eretici antichi non avevano ancora immerso Dio e Cristo nella storia umana, confuso Dio immutabile e tre volte santo e il suo Figlio incarnato, Gesù Cristo, col mondo in fase di organizzazione e con l’umanità che, almeno in apparenza, s’impadronisce dei meccanismi della materia, della vita e della società. Simili aberrazioni dovevano sorgere dagli spiriti di falsi profeti moderni. Gli antichi eretici erano in rivolta contro la fede e la Chiesa su questo o quel punto della rivelazione, non erano apostati dalla fede e dalla Chiesa. Non avevano tentato di trasferire la Chiesa, di abbassarla, di immergerla in una sfera che non è quella della vita eterna, dei beni celesti e della loro preparazione sulla terra. Qualunque fosse la necessaria illuminazione e purificazione delle realtà terrene attraverso la luce e la grazia divine, gli antichi eretici erano lontanissimi dal pensare che l’oggetto proprio della fede e della Chiesa consistesse nelle realtà terrene e nella loro trasformazione. Essi peccavano dunque per eresia; ai giorni nostri è il demone dell’apostasia che avanza verso i fedeli con passi felpati, e un gran numero di essi ha incominciato a socchiudergli la porta della propria anima.

Se rileggiamo, per esempio, gli articoli della Lega di Smalcalda (I), redatti da Lutero nel secolo sedicesimo, e li confrontiamo con un certo capitolo di un autore contemporaneo ben noto, coglieremo pienamente la differenza di religione. Gli articoli della Lega sono innegabilmente eretici, ma definiscono una “religione”, la collocano; non la riducono a ciò che rappresenta un campo radicalmente opposto (anche se la religione vi fa sentire la sua influenza): il campo della trasformazione dell’universo. Le pagine di Teilhard de Chardin, che riportiamo più sotto, non formulano un’eresia sulla fede, ma ci traggono di colpo fuori dalla fede; fede e religione vengono alterate e fatte consistere in un’evoluzione e trasformazione della società umana e della città terrena. Trasformazione che viene del resto concepita secondo i sogni abnormi di un falso messianismo, riveduti e corretti per un’epoca di progresso tecnico e di potenza illimitata dello stato.(II)

Come, dunque, possiamo prevedere gli sviluppi futuri della fede terrena?

Senza dubbio, sotto forma di una lenta concentrazione della forza d’adorazione umana attorno a un cristianesimo giunto gradualmente allo stato di “Religione per la Ricerca e lo Sforzo”. Il primo grande avvenimento che si dovrà produrre (indubbiamente un avvenimento che è già in corso) sarà lo scisma fra i credenti e i non credenti nell’Avvenire del Mondo: questi ultimi logicamente perduti per ogni Credo (svuotato di ogni funzione e oggetto) e per ogni conquista (divenuta priva di interesse e valore); i primi, biologicamente trascinati ad aderire a un unico organismo religioso nel quale la Fede nel Mondo si presenta con i due caratteri di coerenza indefinita ai fatti e di coestensione alla durata che contraddistinguono le cose reali. Il Mondo deve convenirsi nella sua massa, oppure deperirà per necessità fisiologica. E, se si convertirà, sarà per convergenza attorno a una Religione dell’Azione che si rivelerà gradualmente identica e sottomessa al Cristianesimo fedelmente prolungato fino al limite di se stesso.(III)

In altre parole, il cristianesimo prolungato fino al limite di se stesso si riassorbe nel divenire cosmico o sociale. Non ha un oggetto specificatore infinitamente distinto dal mondo e dal soprannaturale.

In presenza di questo conflitto fra la fede cristiana e la fede moderna, che cosa dobbiamo fare per salvare il Mondo?

a) Una prima soluzione consisterebbe nel respingere, condannare e sopprimere (se possibile) la nuova religione come una proliferazione diabolica. Questo metodo è stato infatti tentato, ma con risultati che non potevano che essere cattivi dal punto di vista positivo.

Arrestare il movimento moderno è soltanto un tentativo impossibile {poiché tale movimento è legato allo sviluppo stesso della coscienza umana), ma un simile gesto avrebbe in sé qualcosa di ingiusto e di anticristiano: per quanto condannabili possano essere molte forme prese dalla ” fede nel Mondo “, queste procedono da un innegabile sforzo di fedeltà alla vita (vale a dire all’azione creatrice di Dio), che devono essere rispettate. Infatti il movimento, che non è altro se non una trasformazione che si opera nella “anima naturaliter religiosa ” dell’intero genere umano, ha già penetrato, come era inevitabile, lo stesso Cristianesimo. I cristiani, a seguito di un cambiamento inerente alla massa umana di cui fanno parte, già non possono più adorare esattamente come avveniva una volta (prima dell’apparizione dello Spazio e del Tempo).

In altri termini: l’adorazione cristiana deve cambiare poiché non si indirizzerà più allo stesso oggetto divino (Dio e suo Figlio Gesù Cristo) che è stato rivelato una volta per tutte.

b) Ne deriva che allo spirito si prospetta un’altra soluzione, più soddisfacente e più efficace della “condanna”;. E sarebbe la seguente: scoprire e dimostrare che, nella sua essenza, la moderna ” Religione della Terra ” altro non è che uno slancio verso il Cielo che s’ignora, di modo che le energie che sembravano tanto minacciose per la Chiesa, costituiscano al contrario un flusso nuovo capace di ravvivare il vecchio fondo cristiano. Non condannare, ma battezzare e assimilare. È chiaro che il Mondo nascente (il solo che conti), sarebbe virtualmente convertito in un solo colpo se si riconoscesse che la nuova divinità che adora è precisamente il Dio cristiano più profondamente concepito.

Questa congiunzione dei due astri divini, è possibile? Sì, lo credo.(IV)

Il mondo nascente, ossia l’insieme delle forze di civilizzazione (e di perversione) che sono all’opera nel mondo, vale a dire la città terrena in divenire, impregnata dei veleni della città del demonio e peraltro sollecitata dalla grazia: tutto ciò, indistintamente, è quanto deve essere assimilato alla santa Chiesa.

Sotto l’influenza dei poteri quasi magici che la Scienza gli conferisce per guidare la marcia dell’Evoluzione, è inevitabile che l’Uomo moderno si senta legato all’Avvenire, al Progresso del Mondo da una specie di religione spesso tacciata (penso a torto) di neopaganesimo. Fede in qualche prolungamento evolutivo del Mondo interferente con la fede evangelica in un Dio creatore e personale; mistica neoumanista d’un In-Avanti che si scontra con la mistica cristiana dell’In-Alto: in questo apparente conflitto fra la vecchia fede in un Dio trascendente e una giovane “fede” in un Universo immanente, si situa esattamente (se non vado errato), attraverso ciò che ha di più essenziale, sotto la sua duplice forma scientifica e sociale, la crisi religiosa moderna. Fede in un Dio e fede nell’Uomo o nel Mondo… Le due Fedi (Fede in Dio e Fede nell’Uomo), lungi dall’opporsi l’una all’altra, rappresentano al contrario le due componenti essenziali di una mistica umano-cristiana completa,.. Insomma, è impossibile andare In-Alto senza spostarsi In-Avanti. Su tale punto, il Pensiero cristiano – avendo approfondito nello spazio di una generazione, sotto la pressione del pensiero profano, le nozioni di Partecipazione e di Incarnazione – è quasi giunto ormai ad armonizzarsi al nostro tempo, per il maggior sollievo delle anime credenti e non credenti, e certamente per la più alta gloria di Dio. E non stiamo certo esagerando l’importanza di questo primo successo.(V)

Ma l’oggetto della nostra religione è soprannaturale e celeste. Rendere migliori le condizioni della vita terrena è compito diretto e principale non della Chiesa, ma della civiltà illuminata dalla Chiesa. D’altra parte questo vivere-meglio, propriamente terreno, è molto più un riflesso della rettitudine morale (sul piano personale e politico) che delle scoperte scientifiche, anche se l’importanza della scienza non è trascurabile.

Alle teorie di padre Teilhard de Chardin, o ad altre opinioni non meno abnormi (VI), abbiamo già risposto per l’essenziale, esponendo la grande distinzione, basata sulla Scrittura, fra la Chiesa e il mondo. Ma è ora opportuno dare una risposta più dettagliata esaminando le diverse posizioni moderne incompatibili con la fede.

NOTE

I) Redatti da Lutero nel 1537. Vedere il teste nell’opuscolo di Christiani: Luther tel qu’il fut, Plon, Parigi.

II) Si possono vedere nel Lexique Teilhard de Chardin, di Cuénot, Plon, Parigi, i termini: neo-cristianesimo, neo-Chiesa, neo-Logos, – in Teilhard de Chardin di MAGLOIRE e CUYPERS (nuova sede editoriale: 4, rue Guisarde, Parigi), vedere i termini Cristo-cosmico, Cristo-evolutore, cristico, pancristico.(VII)

III) Science et Christ, Seuil, Parigi, pp. 144 e 145.

IV) Ibid., pp. 159-160.

V) Ibid., pp. 260-261.

VI) Enciclica Ecclesiam suam di Paolo VI: «gli errori del modernismo assumono sotto i nostri occhi una nuova forza» (errores modernismi quos etiam nunc reviviscere cernimus). Su padre Teilhard de Chardin vedere il Monitum del Sant’Uffizio del 30 giugno 1962 con il commento autorizzato dell’Osservatore Romano del 1° luglio 1962 (citati su Itinéraires del novembre 1962, pp. 297 ss.). Vedere a proposito della “fede” di P. Teilhard, la lettera che scriveva all’ex-Padre Gorcc, pubblicata su Itinéraires del marzo 1965, pp. 123 ss.

VII) Vedere settima appendice: Pseudo-Chiesa.

R. Th. Calmel O.P.

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